’era una volta un re moro di nome
Aben Habuz che era stato un grande condottiero e che viveva nel territorio di
Granada e...
Benvenuti all’Alhambra, luogo di delizie e di incantamenti.
Benvenuti all’Alhambra, luogo di delizie e di incantamenti.
Ed eccola la magia!
Svetta sulla collina di Granada -
ai piedi della Sierra Nevada - un’imponente costruzione: esternamente appare
come un’inespugnabile fortezza.
L’interno lo definirei il tentativo più grandemente riuscito di dare
forma al paradiso terrestre.
L’Alhambra non è solo un palazzo
arabo: è l’ebbrezza che ti confonde l’anima
quel tanto che basta da chiederti sei l’hai veramente vissuta o solo sognata.
L’Alhambra è una suggestione, un
profumo di spezie, un fruscio di un abito di seta, un verso di una
poesia d’amore nel profondo della Spagna andalusa.
L’Alhambra è una musica
malinconica, sintesi perfetta fra Oriente e Occidente.
L’Alhambra è una donna, amata e
perduta e, come tutti gli amori struggenti, ti sfiora l’anima in quell’istante sublime che
vale l’eternità.
Proprio come la principessa
ammaliatrice del mio racconto aveva fatto con il suo liuto d’argento: le sue
canzoni d’amore e la sua voce avevano conquistato il cuore del vecchio re Aben
Habuz.
Visitare oggi l’Alhambra, entrando
dopo ore di attesa, spesso sotto il sole, accompagnati da frotte di turisti,
potrebbe regalare poco di quella magia tanto sperata, ma siccome i miei sogni
di bambina sono guide tenaci, io invece quella magia l’ho trovata davvero.
Con questo pensiero ho scoperto
il portone d’accesso segreto che l’astrologo aveva progettato per il suo re.
Già, perché il mago Ibrahim Eben
Abu Agib, che era arrivato a piedi dall’Egitto(Dio è grande!), aveva costruito
per il suo re sulla collina di Granada il palazzo che noi oggi chiassosamente
visitiamo.
La porta incantata e la sua
chiave scolpita sono lì sotto gli occhi di tutti ma non per tutti. Solo chi
crede davvero nei sogni sa che quella chiave non è solo pietra. Essa apre
davvero la porta del tempo, oltre la quale i personaggi del mio racconto sono
veri e tangibili.
Per un attimo si sono mostrati
per poi sparire tra corridoi e lunghe file di colonnati: silenziose pietre
custodi di storie antiche.
Ci sono luoghi che mi appartengono da sempre. Sospesi tra visione onirica e realtà, sono le proiezioni della mia fantasia.
Questi sono i miei “Recuerdos de la Alhambra”.
Mi domando: questi miei pensieri rappresentano il racconto di un tour
vacanziero o sono un viaggio nella mia infanzia?
Non so più distinguere la differenza fra l’affacciarsi a una
finestra del palazzo e sfogliare il mio
libro perché ciò che vedo è la stessa cosa. E, tutto sommato, ne sono contenta
perché vivo una splendida emozione.
Non ho molte pretese nella vita se non quella di poter
vedere il mondo attraverso la bellezza lasciata come testimonianza per i
posteri da chi ci ha preceduto.
Quando la vita è poesia che importa se finzione e realtà si
confondono?
Nel luogo dell’anima tutto è vero e possibile: sia che un
vecchio astrologo sia sprofondato nel cuore della collina di Granada sottraendo
al re Aben Habuz la fanciulla di cui s’era innamorato…
Sia scorgere la principessa straniera aggirarsi furtiva per le sale dell’Alhambra in cerca del suo
re.
Ancora
una volta!
P.S.: il libro l’Astrologo Arabo,
edizione Paoline, 1966 è stato scritto da Amélie Linz von Godin.
La stessa storia è anche presente ne “i Racconti
dell’Alhambra” scritti nella prima metà dell’800 dallo scrittore e viaggiatore americano Washington Irving
che dipinse un suggestivo quadro dell’Andalusia del suo tempo.
Le foto sono tratte dal libro citato e dall'album delle mie vacanze.
Sibilla
Sibilla



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